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Forum Donne 2026: il piano d’azione per una parità sostanziale

Il 14 marzo ho avuto l’opportunità di partecipare al FORUM DONNE 2026, evento promosso dagli Stati Generali delle Donne insieme ad Alleanza delle Donne e Fondazione Gaia, e guidato da Isa Maggi, presidente degli Stati Generali.

L’evento ha segnato un passaggio netto: non si è più parlato di “parità” di genere come principio astratto, ma come sistema da progettare, misurare e implementare.

Quando la parità diventa strategia

Uno dei momenti più significativi è stato l’intervento di Letizia Moratti che ha dato una nuova prospettiva alla questione della parità di genere: non solo come tema sociale, bensì come leva economica.

Da relatore, mi sono reso conto di quanto questa chiave di lettura sia ancora sottovalutata. Se continuiamo a considerare il talento femminile come una “questione di inclusione”, rischiamo di non coglierne il vero valore: è un fattore competitivo. È infrastruttura economica.

E questo, nel contesto europeo, fa tutta la differenza.

 

Le storie che rendono concreti i concetti

Ciò che ha dato forza al Forum non sono stati solo i panel, ma le esperienze. Le imprenditrici presenti – protagoniste della mostra #MadeInWomenMadeInItaly – hanno reso tangibile ciò che spesso resta teorico.

Ascoltando interventi che spaziavano dalle nanotecnologie alla nutrizione, dalla governance sostenibile all’agricoltura rigenerativa, ho avuto la sensazione che la parola “eccellenza” venisse finalmente utilizzata nel modo giusto: non come etichetta, ma come responsabilità.

Ogni progetto raccontato aveva un elemento in comune: non si limitava a “funzionare”, ma generava impatto. Sul territorio, sulle filiere, sulle comunità.

E soprattutto, rompeva uno schema: quello che vuole le donne ancora confinate in spazi economici secondari o di nicchia.

 

Il vero punto di svolta: il Piano d’Azione

Durante il forum è stata lanciata Call for Papers & Action: una raccolta di contributi scientifici e proposte operative in un volume che sarà presentato il 19 dicembre 2026 all’Università di Pavia.

Tutti gli articoli e le proposte dovranno essere inviate entro il 30 settembre 2026. L’obiettivo del progetto è trasformare le riflessioni in metriche certe.

Questo progetto ha secondo me una valenza fondamentale, in quanto ha l’obiettivo di passare da una cultura del dibattito a una cultura della progettazione. Significa accettare che la parità non si afferma con dichiarazioni, ma con metriche, modelli e strumenti replicabili.

Una riflessione personale

Durante il mio intervento al Forum ho parlato delle possibilità attuali che aiuterebbero a migliorare la situazione già oggi, ma che vengono ancora poco applicate. Una fra tutte il welfare: prendersi cura del proprio personale è fondamentale, il concetto del welfare è fondamentale. Dobbiamo entrare in impresa con un concetto di welfare più elevato, a livello di contrattazione: dare maggiore flessibilità all’orario di lavoro, dare maggiore valutazione dei risultati raggiunti, uomini e donne.

Un ambiente di lavoro sano, con relazioni sane è fondamentale e può essere l’inizio per cambiamenti concreti. Il sistema attuale premia più la presenza rispetto ai risultati, dobbiamo inserire nuovi concetti e possibilità che diano davvero occasioni alle donne, contemporaneamente a una nuova mentalità del lavoro che premi i risultati (qua il video)

Uscendo dall’evento però mi sono portato via una domanda più che una risposta: siamo davvero pronti a misurare la parità?

Perché farlo implica una conseguenza scomoda: non potremo più nasconderci dietro le intenzioni. I dati, se costruiti bene, diranno chiaramente dove il sistema non funziona. Come ha sottolineato la presidente Isa Maggi nel suo intervento, non possiamo più permetterci una parità “sulla carta”. Ma aggiungerei: non possiamo più permetterci nemmeno una parità “narrata”. Serve una parità progettata, monitorata e verificata.

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